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Brevi pensieri di San Giuseppe da Copertino

Questa è una raccolta di brevi pensieri del santo, i quali ancora oggi possono fornire spunti di riflessione importanti per la vita spirituale.

 

Gli uomini mancano, ma Dio non manca mai. Se avrai fede nella provvidenza di Dio, riceverai quanto desideri.


Chi ha pazienza in ogni loco, non fa poco, non fa poco.


Non essere ingrato. Corrispondi con la gratitudine alle grazie che Dio ti fa continuamente. Amor con amor si paga.


Dicendo bene il Padre Nostro si fa preghiera vocale e mentale.


È una gran tentazione non avere tentazioni.


Amore e carità è una gran felicità. Carità non ricercata Iddio l'ha ispirata. Chi ha la carità è ricco e non lo sa. Chi non ha la carità ha una gran infelicità. Chi non ha la carità non ci può essere Dio con la sua grazia, perché Dio è carità per essenza.


Siate sempre sereni, non dubitate. Sperate in Dio, ma davvero! Egli è fedele a coloro che l'invocano con cuore sincero.


La fede e l'umiltà sono il fondamento principale di tutte le altre virtù. Sii umile e confida in Dio. Dentro i cuori umili abita il Signore.


Chi ha fede è padrone del mondo perché possiede Colui che è il vero padrone del mondo.


Fede viva è quella che si affida alla volontà di Dio, convinta che, sia che Dio faccia la grazia sia che non la faccia, ciò che accade è sempre il meglio per noi.


Ha fede solo chi ama; non può esistere grande amore se non c’è una grande fede.


Lascia che il Signore abbia cura di te; Egli sa ciò che fa, perciò tu non puoi far altro di meglio che lasciarlo fare.


Dal ricevere l’Eucaristia proviene ogni dolcezza ed ogni bene tanto per l’anima che per il corpo.


Se sto senza celebrare e prendere “lo pecoriello”, sono afflitto e mi pare di non poter vivere. Non c’è rimedio più efficace per placare l’ira di Dio come il santissimo Sacrificio dell’altare.


Tre sono le cose proprie di un religioso: amare Dio con tutto il cuore, lodarlo con la bocca e dar buon esempio.


Vera regola di amare Dio: esattissima osservanza dei precetti divini ed evangelici, astenersi dai peccati, rinnegare le proprie passioni, considerare gli attributi di Dio e compiacersi di quelli.


La frequenza ai sacramenti è il mezzo efficacissimo per ottenere il mutamento di una vita peccaminosa.


Dio si mostra più amoroso con l'uomo che si pente, di quando lo creò. Allora prese del fango e vi soffiò sopra. Ma col peccatore, lo stringe, lo abbraccia, lo bacia. E spesso gli dà una morte più serena di quella dei santi.


L’obbedienza è una virtù che sommamente tormenta il demonio. E l’esorcismo più efficace per scacciarlo dagli ossessi è il dirgli: “Io sono venuto qua per obbedienza e per questo tu devi uscir fuori”.


Desidero avere occasioni ogni giorno di patire per Dio. E’ una grazia particolare non concessa a tutti. A me particolarmente non ne concede quanto ne desidero.


Lacrime e dolori piacciono molto a Dio, quando sono per amor suo. Chi ha dei travagli è amico di Dio. In questo mondo non si può essere amico di Dio se non per mezzo delle spine delle tribolazioni. Quando Mosé volle accostarsi al roveto ardente, gli fu comandato di scalzarsi.


Le grandi penitenze si fanno nei primi fervori, poi col tempo l'anima approfitta di più nella perfezione dell'interno e delle virtù principali. Io ho fatto penitenze come un sant'Antonio abate, ma ora capisco che sono migliori gli atti interni. Non c'è paragone tra il combattere internamente ed esternamente. L'interno è quello che conta.


Le avversità e le tribolazioni in questa vita sono le grazie più singolari. I santi si fanno in terra e non in paradiso, perciò bisogna faticare, patire, stentare quaggiù, per ottenere il premio del cielo.


Quando uno ha una piaga, non si può guarire subito. È necessario medicarla a poco a poco, sopportando il dolore. Così chi ha qualche cattiva inclinazione occorre che, con orazioni continue e atti penitenziali e diligenza replicate, la vada medicando e intanto ne sente dolore e pena. Da queste operazioni si muove Dio a risanarlo.


Chi vuole in sé il fuoco d'amore di Dio deve scacciare da sé il fumo delle cose del mondo.


Non è felice chi è ritenuto tale dagli altri, ma solo chi ha la vera felicità nel cuore; e non vi è altra vera felicità che avere Dio nel cuore.


I gusti del mondo non possono acquistarsi che con pene, stenti, e finiscono quando si ottengono, talmente che consistono nell'arrivare ad averli.


In questo mondo dobbiamo curarci poco se si dice bene o male di noi. Se dicono male, poco importa. Se dicono bene, il bene è di Dio.


Se si amano gli altri, certo si devono amare anche i parenti, ma deve essere un amore puro, distaccato. Allora Dio li aiuta. Altrimenti è solo amore carnale e il religioso si sente disturbato nello spirito con pensieri innumerevoli e noiosi.


Non mormorare, ma pensa bene del prossimo. Sii caritatevole verso il prossimo se vuoi che Dio t'aiuti.


Non stare in ozio! È la cosa più nociva per la salute dell'anima.


Certamente si deve pensare alle colpe passate con sospiri di cuore, ma non fermarsi troppo per non diventare pusillanimi.


Si deve pensare ai propri peccati, ma poi subito si deve considerare la grande misericordia di Dio.


Dio ha dato all'uomo l'onore e la vergogna, per non farci peccare.


E non ti sembra una grande dignità il non fare peccati? Chi commette peccati e peggio di un facchino.


E veramente il principale modo di conoscere il divino amore è la permissione del peccato, da cui nasce l'occasione di perdonare.


Non sanno quello che fanno. Il peccatore è cieco, non intende né onore né vergogna. Il peccatore ha il cuore duro come la pietra; ma, se ritorna in sé con la grazia, il suo cuore si muove e si liquefà.


Gli impuri puzzano abominevolmente davanti a Dio, agli angeli e agli uomini.


I melanconici e gli scrupolosi vogliono andare in paradiso facendo disperare gli altri.


La strada del cielo è fatta da Gesù, ma agli scrupolosi non piace; la vogliono fare a modo loro. A questi sono veleno le carezze e giovamento le mortificazioni, per toglier via la loro ostinazione.


Le virtù si imparano con l'esercizio delle tentazioni.


Un cuore che s'abbandona totalmente in Dio si trasforma in arpa sulle cui corde a Dio piace smarrire le dita.


Il servire Dio nobilita l'uomo, gli fa mutar costume anche nelle buone e civili creanze.


Chi serve Dio con fervore, non stima più le cose che stima il mondo; anzi, si stupisce della pazzia di colore che le apprezzano.


La vera e perfetta preghiera è fare la volontà di Dio.


Dio ha fatto ai religiosi un gran favore, come quando salvò Noè nell'arca, perché i religiosi sono in quasi sicura speranza del paradiso, perché hanno occasione di meritare nell'osservanza regolare, lontani dai peccati del mondo.


Dio vuole dall'uomo la volontà, perché egli non ha altro di proprio e, benché gliela desse Dio al punto della creazione, questa vuole! Quando l'uomo è virtuoso, la grazia e tutti gli altri doni sono di Dio. L'uomo non ha di suo che la volontà. Perciò piace oltremodo a Dio e assolutamente la richiede all'uomo.


Dio vuole la retta volontà. Quando la mente ci abbandona, a Dio non dispiace perché la volontà non acconsente. Come ad un infermo in delirio non si imputa ciò che fa e ciò che dice, così chi si sente strano, durante la giornata, non gli sarà imputato alcun peccato.


Accomodare l'interno di un uomo è un miracolo più grande della risurrezione di un morto, perché la risurrezione di un cadavere dipende dalla grazia di Dio soltanto, mentre per accomodare una coscienza ci vuole la volontà dell'uomo, che Dio ha lasciato libera.


Chi ama non riposa mai. Teme di non amare perfettamente, è geloso della cosa amata e quanto più ama tanto più sta in ansia. Però non si turba: tutto sopporta perché ama.


L'amore non vuole patti ne condizioni, chi ama non si cura né di gusto né di disgusto, né di riposo o di fatica, ma è sempre subordinato alle leggi dell'amore.

 

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